ALBUM FOTOGRFICO

Settimana dal 13 al 20 Aprile 2009

Prima consegna viveri

Seconda consegna viveri 26 Aprile 2009

Cerimonia di chiusura del campo

Abruzzesi a Sant'Angelo Le Fratte

Presentazione esperienza Abruzzo (Scuola media)

 

BOLLETTINO DALL’AQUILA

Prosegue l’impegno e il sostegno dei volontari della protezione Civile “Gruppo Lucano” presso il campo Ex Italtel 1 all’ Aquila ovest. Il clima nel campo e nelle zone limitrofe è sempre più teso: la gente,  sfollata ormai da tre mesi dalle proprie case  è stanca di vivere una quotidianità precaria e reclama un repentino  ritorno alla normalità, mentre le   condizioni climatiche, i rapporti con le istituzioni e gli eventi  sembrano essere sempre  più avversi. Le difficoltà a cui far fronte sono molte e risolverle è sempre più difficile, soprattutto se si è  in piccoli numeri. Quest’ultima settimana, la tredicesima  che va dal 27 giugno al 5 luglio, ha visto la presenza  di soli 30 volontari del Gruppo Lucano al campo, a fronte degli oltre 50 delle prime settimane. In 30 persone  abbiamo dovuto portare avanti le attività di un intero campo, che ancora oggi conta oltre 450 ospiti, in condizioni di estrema difficoltà perché ognuno si è trovato  a svolgere più compiti contemporaneamente. La settimana appena trascorsa e quella in corso, sono state caratterizzate da forti e continue piogge che hanno creato allagamenti, disagi vari ai residenti e ulteriore impegno ai volontari per cercare di garantire a tutti condizioni dignitose di residenza. A questo si aggiunge la macchina organizzativa del G8 che ha già modificato le regole organizzative del campo per quanto riguarda gli spostamenti, l’acquisto della merce etc. e si sta  rivelando fonte di agitazione tra gli aquilani. C’è paura e tensione tra la gente: paura per le scosse che si avvertono ancora quotidianamente e preoccupazione per l’evento del G8. In tutto questo noi volontari siamo soli, soli a fronteggiare i problemi burocratici che ogni giorno si presentano: facciamo richieste di materiali necessari allo svolgimento delle attività e dobbiamo attendere giorni prima che ci vengano accordate e comunque non soddisfano a pieno i nostri bisogni. E soli siamo anche dal punto di vista umano, per questo lanciamo un appello a tutti volontari del nostro gruppo affinché ci diano una mano. Per garantire l’esistenza del campo ex Italtel 1 abbiamo bisogno dell’aiuto e della collaborazione di tutti che tradotto vuol dire: presenza all’Aquila del maggior numero di volontari possibile.

Grazie a tutti  

 

Lunedì 6 Aprile 2009: terremoto in Abruzzo...

di Giuseppe Guarino

A Viggiano, presso il Coordinamento Regionale della Protezione Civile la colonna mobile si prepara a partire. Si chiama Basilicata 1, è l'orgoglio della nostra Associazione di Volontariato, il Gruppo Lucano. È composta di vari TIR, camion e fuoristrada. Portano una cucina da campo, un depuratore, una cinquantina di tende da campo con tavoli per la mensa, un container trasformato in modulo igienico con bagni, lavandini e docce, un container attrezzato come sala operativa, un generatore elettrico da 65kWatt, quattro terne per il movimento detriti e terra. Insomma tutto ciò che serve per gestire una tendopoli. La accompagnano un nucleo forte di 50 Volontari completamente addestrato. In sede ci sono già molti volontari. I TIR vengono mandati a fare rifornimento di gasolio. Raccolgo brani di conversazione. "Le ricevute del gasolio devono essere mandate direttamente al comune di Viggiano che si è impegnato a pagarle" "Mi raccomando con l'Agente Assicuratore. Le Assicurazioni dei mezzi devono essere attivate immediatamente. Ci deve mandare la stima di costo che deve essere approvata dall'Ufficio Regionale della Protezione Civile" " Si, i soldi li anticipiamo noi, poi ci verranno rimborsati" C'è un via vai continuo, ma senza confusione. Ognuno sa cosa deve fare: importanza dell'addestramento. Maria, la ragazza del  Servizio Civile si divide in quattro, dieci, cento. Deve rispondere a tutte le chiamate che arrivano dalle varie sedi, preparare le liste da mandare alla Regione, consegnare ai volontari che lo richiedono le giacche pesanti (altri cento euro a testa). Il Gruppo Lucano, con i suoi 2600 volontari in 52 comuni (a due mesi dal terremoto i comuni sono diventati 60 e gli iscritti 3500 in una regione di soli seicentomila abitanti) è una organizzazione di volontariato vera, pulita. Tutta colpa di  Peppino Priore con la sua visione per cui esiste un solo interesse personale ed è quello comune. Su Peppino ci sarebbe da scrivere un libro. Per me, vissuto da tanti anni in California, è facile capirlo, qui lui è come un marziano, o meglio in termini scientifici "una singolarità". Fa parte di quel numero ristrettissimo di persone che hanno una visione di lungo termine. I mezzi sono pronti, ai Volontari non resta che aspettare. Che cosa? "Deve arrivare il fax dalla Regione" comunica Peppino "stanno verificando lo stato delle strade per decidere da che parte farci passare". All'imbrunire finalmente partono: sedici mezzi bianchi con la striscia arancione, tutti con la scritta "Protezione Civile Gruppo Lucano", un serpentone che si snoda lungo la strada. C'è di tutto: operai, camionisti, elettricisti, idraulici, infermieri, medici, professionisti, studenti, casalinghe, insegnanti. Martedì 7 Aprile alle 8 sono pronto a tornare  a Viggiano, dove darò una mano a coordinare gli aiuti nella settimana in cui Peppino Priore è in Abruzzo a dirigere l'organizzazione del campo. Alla sede del Coordinamento Regionale arrivano telefonate dalle sedi comunali: tutti vogliono partire subito, c'è bisogno di tanto. Ci dividiamo i compiti con Maria. Io mi occuperò dei volontari, lei delle richieste   che arrivano dalla colonna mobile. Ho già più di cento adesioni: devo stabilire dei criteri per scegliere chi partirà la settimana prossima. Peppino mi ha raccomandato di usare un criterio di rotazione tra le sedi per soddisfare il più possibile le richieste di tutti. Per ogni sede gruppi piccoli di tre quattro volontari, stando attenti alle qualifiche. Servono patenti C,D,K,E, elettricisti e idraulici, medici ed infermieri, gente per operare le terne, cuochi ed aiuto cuochi, qualcuno per le operazioni di coordinamento. Partirò anch'io in questo secondo gruppo. Arrivano le pressioni dei responsabili di sede. A tutti devo spiegare che capisco il desiderio dei volontari, ma che devono avere pazienza, ci sarà tempo nelle settimane successive per mandare tutti ad aiutare. Nel secondo gruppo inserisco gli amici di Balvano. Dalla conversazione con il responsabile ho capito subito quanto per loro sia importante esserci ad aiutare. Sanno in  prima persona cosa significa vedere il proprio paese distrutto dal terremoto, capiscono l'importanza degli aiuti e della loro tempestività. Intanto i nostri hanno montato il campo ad Aquila Ovest (ex-ITALTEL). I volontari del Friuli sono arrivati con le  tende da campo per i terremotati, i nostri hanno montato tutta la logistica e hanno preso la  responsabilità di gestione del campo: 500 posti letto, più una settantina per i nostri volontari e quelli  del Friuli. Sono stati autorizzati a requisire cibo dai grandi supermercati. Non esiste al momento  emergenza cibo. Continuo a rispondere al telefono. Chiama anche gente comune. Vogliono sapere se possono partire come volontari. Spiego loro che solo gli iscritti partono, perché autorizzati dalla Regione. Alcuni autotrasportatori vorrebbero mettere a disposizione i loro camion. Rispondo che  solo i mezzi autorizzati vengono fatti passare e che per il momento  non c'e bisogno. È difficile dover rifiutare l'aiuto offerto. Sto imparando una delle regole dei soccorsi in caso di disastro. Se si vuole essere efficienti bisogna essere organizzati ed evitare il sovraffollamento. I volontari che vanno devono essere mantenuti dalla struttura organizzativa, quindi il loro numero deve essere pari a quello strettamente necessario a gestire le strutture, pesando il minimo indispensabile sulle stesse. Facile a dirsi, difficile da spiegare a chi vuole dare un contributo. La regola principale è comunque non arrabbiarsi mai, capire che in questo caso le insistenze sono dettate da buone intenzioni. Siamo ormai a pomeriggio inoltrato, la lista  dei volontari per il prossimo turno è quasi completata, per il terzo turno al momento ho più di settanta adesioni, per il quarto altre trenta e il telefono continua a squillare.

 

Seconda Settimana: Domenica 12 Aprile 2009

Sono le 10 di sera, siamo i Volontari arrivati da 18 comuni diversi alla sede del Coordinamento Regionale del Gruppo Lucano a Viggiano. Faremo parte del secondo gruppo di 50 volontari che andrà a sostituire quelli che sono partiti il giorno dopo il terremoto ed hanno montato il campo Ex-Italtel-1 ad Aquila Ovest. Si chiacchiera fra noi per fare conoscenza, si chiedono informazioni sul campo a coloro che sono stati in comunicazione telefonica, ma soprattutto si aspetta. Siamo tutti un po' nervosi, pochi di noi hanno partecipato ad un'esercitazione con la colonna mobile ed ora siamo chiamati a gestire un'emergenza vera, e che emergenza! Sappiamo con certezza che vogliamo aiutare, ma non sappiamo se saremo all'altezza. Alle 10:30 si sale sull'autobus e si parte, con noi viaggiano due fuoristrada, un mezzo antincendio (servirà per la pulizia e la disinfezione dei servizi igienici e del campo), un'ambulanza, un'autobotte di acqua potabile per le emergenze, un Tir con un modulo abitativo pieno di prodotti donati dai lucani. Piove e tira un forte scirocco. La piccola colonna mobile, con i lampeggianti blu, si snoda lungo le strade quasi deserte. Ogni tanto l'autobus fa le bizze, Agostino alla guida deve sudare le proverbiali sette camicie per farlo andare avanti. Ci vorrebbe un mezzo nuovo, ma non è facile trovare chi ci finanzi. Di prima mattina dopo Avezzano imbocchiamo l'autostrada che da Roma porta all'Aquila. Chiedo l'attenzione dei volontari, un breve discorso in cui ricordo a tutti che la regola principale sarà di mantenere sempre la calma, massima gentilezza e sorriso per i residenti del campo, e soprattutto evitare qualunque discordia tra di noi. Noi siamo volontari venuti qui per aiutare, le critiche le lasciamo ad altri. La fase più difficile di un cambio di squadra è il passaggio delle consegne. Bisogna prima riunirsi con tutti i nuovi volontari, spiegare le regole principali di comportamento e di funzionamento del campo. Poi si riuniscono i nuovi responsabili di squadra con i vecchi, infine ogni squadra nuova prende le consegne dalla vecchia e comincia ad operare sotto la supervisione del vecchio caposquadra. Solo quando questo processo è finito i nuovi volontari hanno 10 minuti per sistemare i loro effetti personali nelle tende, i vecchi si preparano alla partenza e la vita nel campo riprende un ritmo normale (è difficile usare questo termine per la vita in un campo di terremotati dove la vita tutto è eccetto che normale). Quando l'autobus con i vecchi volontari parte non c'è nemmeno tempo per salutare: come tante piccole formiche gialle i volontari si muovono già di qua e di là per il campo. La parte delicata non è far funzionare le strutture e crearne di nuove (per quanto faticosa dal punto di vista fisico), ma  cercare di venire incontro alle esigenze umane dei residenti del campo. Molti di loro hanno perso tutto, alcuni non solo i beni materiali, ma anche la vita di persone care. In un attimo la loro vita è  stata stravolta. Devono vivere in tende da otto, assieme a persone che non hanno mai conosciuto,   dormire su brandine da campo, ancora senza riscaldamento ed illuminazione, con la terra che ancora  trema a ricordargli l'esperienza di quella tragica notte. I due obiettivi fondamentali della squadra di volontari in questa seconda settimana sono dotare le tende dei residenti d'impianto  elettrico per garantire luce e soprattutto riscaldamento (qui di notte la temperatura scende vicino allo zero) e  garantire un servizio mensa che permetta di fornire cibi caldi e di buona qualità. Accanto a questi servizi operano in continuità gli altri: il gruppo igiene che si preoccupa dei servizi igienici e del campo, il gruppo magazzino che deve garantire alla mensa la disponibilità di quantitativi di cibi necessari a sfornare tra pranzo e cena un totale di 1400-1600 pasti caldi, l'emporio dove gestiamo i prodotti donati ai terremotati, la sicurezza e la sorveglianza dei flussi di persone nel campo, il gruppo logistica leggera formata da meccanici e idraulici per l'impiantistica, il PMA dove i nostri medici ed infermieri gestiscono il primo soccorso, il gruppo della Sala Operativa Mobile (SOM) che rappresenta il cuore dell'intero campo. È qui che si registrano i nuovi arrivi, si mantiene aggiornata l'anagrafe del campo, si distribuiscono i buoni pasto, si interagisce con il COM1 del comune dell'Aquila da cui dipendiamo per gli approvvigionamenti, si gestiscono tutti i problemi, piccoli e grandi, riportati dai residenti. San Gerardo (così abbiamo ribattezzato un sergente dell'esercito che ci dà una grossa mano per farci arrivare il materiale di cui abbiamo bisogno) in tre giorni ottiene per noi ciò che occorre per l'impianto elettrico. La squadra elettricisti, rinforzata da altre due squadre (in tutto dodici persone) lavora fino a notte, anche sotto la pioggia. A metà settimana le 64 tende dove sono ospitati i circa 500 residenti hanno luce ed un termosifone elettrico  per scaldarsi ed asciugare l'umidità causata dalla pioggia insistente. Si allenta così la tensione tra i residenti, che ora possono dormire in maniera più confortevole. Per le tende dei volontari si provvederà quando e come si potrà. Il servizio mensa rimane il punto critico. Abbiamo una cucina da campo che può sfornare trecento pasti e i nostri cuochi devono far mangiare fino a 700-800 persone alla volta. Oltre ai residenti, infatti, il servizio è aperto anche agli esterni. In questa prima fase dell'emergenza non ce la sentiamo di lasciare senza pasto caldo chi non vive nel campo. La squadra addetta alla mensa lavora senza interruzioni dalle 7:30 di mattina sino alle 23:00 di sera.  Prima la colazione con latte caldo e caffè d'orzo, poi il pranzo, poi la pulizia della cucina, si  ricomincia per la cena e si pulisce tutto prima di andare a dormire. Per loro è una maratona, ma non si lamentano. I volontari mangiano quando è finito il servizio ai residenti: intorno ai tavoli la sera le facce sono stravolte. Ci s'infila nel sacco a pelo umido come le tende e si sprofonda nel sonno: domani è un altro giorno.

 

L'esperienza di una volontaria: la terza settimana al campo ex-Italtel- 1 in Abruzzo

di Rosalia Pavia

 Al termine del primo giorno, dopo la nottata insonne del viaggio,   dopo la montagna d’informazioni trasferita dal gruppo in partenza, e dopo il tentativo di provare la propria buona volontà e capacità soddisfacendo le più minute richieste presentate dagli ospiti  durante il giorno, si crolla a letto con un senso di assoluta inadeguatezza e incapacità a far fronte agli  oneri imposti dalla vita di campo dopo una tragedia delle proporzioni di questo terremoto nel capoluogo dell’Abruzzo e nel centro delle sue fredde e piovose montagne. Piove infatti, e la pioggia persistente impregna le tende e penetra negli interni come nei cuori e nelle menti degli ospiti e dei volontari. Umido, tutto umido: chi chiede di essere spostato in altra tenda, chi si arrabbia perché lo spostamento promesso è impedito da altri occupanti già spostati per intervento di altri volontari; chi chiede nuova ospitalità, ma i posti supposti liberi risultano improvvisamente occupati: alcuni ospiti si moltiplicano, arrivano in due, il giorno dopo sono quattro, il seguente occupano due tende con televisione, tavolini, tende da sole e cagnolini. Mentre coppie anziane e malati dividono con ansia e frustrazione gli otto posti tenda con gente che mai avrebbero scelto di frequentare in condizioni normali, con stranieri di cui non conoscono la cultura né la lingua, altri si mettono comodi. La fila mensa per i pasti, fino ad ora offerti a chiunque ne facesse domanda, si allunga: qualcuno invita gli amici, come al ristorante si discute il menu faticosamente messo insieme in una cucina mobile inadeguata e vecchia. All'improvviso tuoni e fulmini aprono una crepa nel cielo da cui diluvia un  acquazzone di proporzioni bibliche: gli scoli si otturano, l’acqua monta ... è la fine! Ed eccoli arrivano, LA SQUADRA DELLA LOGISTICA PESANTE: “Turbo” (così detto perche non si ferma mai, è dove c’è da lavorare) guida una ‘terna' (per noi “scavatore”) come una Ferrari,  zigzagando velocissimo fra le tende. La rete di recinzione, tagliata in un ‘fulmine' (perdonate la metafora, è per restare in tono) cade e la terna, camminando sulla leva dei suoi bracci mobili come  su enormi zampe, piuttosto che muovendosi sui cingoli che affondano, discende nel fosso e scava.  La terna e la squadra degli angeli riemergono coperti di fango fino al collo ma vittoriosi: l’acqua scende! I teloni stesi a riparo di un sole che non c’è vengono rovesciati per fare da secondo tetto alle   tende. Si aprono gli ombrelli. Il Coordinatore del campo, avendo ascoltato il comitato “menu  alternativo” fumando nervosamente (aveva smesso, ma ha dovuto riprendere), anche lui illuminato da un lampo di genio, si gira, strizza l’occhio al suo secondo (altro angelo ovunque presente con pizzetto nero, riccioletti e occhio attento) e ordina per il prossimo pranzo seicento pasti precotti della Croce Rossa. Mentre i cuochi sfaccendati se la ridono, al secondo di tali pasti il comitato “menu alternativo” trasmuta in “chi se ne frega della fila” e reclama il ritorno ai buoni pasti caldi-formato famiglia della CUCINA DEL GRUPPO LUCANO. Il “BARISTA", mentre serve caffè e cappuccini al suono di una musica troppo alta e troppo allegra, rompe in una “brake dance” che lascia a bocca aperta, la lunga fila in attesa, poi trascina, coinvolge. La sera davanti al bar tutti ballano (vecchie signore abruzzesi con giovani volontari lucani, timide ragazze dei nostri paesi con cortesi sottufficiali a riposo, cinesi con rumeni). C’è anche il carahoke e vengono a ballare e cantare dal vicino campo della Croce Rossa: sono persino intonati! Le signore, che a grandi grida avevano protestato il gocciolamento in tenda, ora ridono e si fanno in quattro aiutando a servire il caffè. Gli ospiti riempiono fogli firmati con apprezzamenti per il bravo barista di “BAR...COLLO MA NON MOLLO”, così battezzato dai fan. Ed il barista partirà trionfante, quasi portato in spalla dagli ospiti.
È il pomeriggio di un altro giorno. Sotto un sole incerto giro raccogliendo richieste fra le tende. Una fisarmonica suona! Sogno, confondo, son desta? Compare un alto “coso” suonante con occhiali, circondato da gnomi festanti: cestini alla mano entrano ed escono dalle tende offrendo merende agli  anziani rinchiusi in tenda per varie ragioni ... tutti escono, tutti ridono: vecchi e bambini seguono ‘IL PIFFERAIO MAGICO DEL GRUPPO LUCANO’. Per lui e per raccontare la sua magia verrà la televisione e la stampa: i suoi piccoli gnomi raccoglieranno firme e messaggi dai loro genitori,  per ottenere che resti ancora una settimana, che prometta poi di tornare. Lui ride e gioca a pallone coi ragazzi. Alle magie lui non crede, semplicemente vuol fare del bene. Il magazzino delle  donazioni, una gran montagna di scarpe, abiti, saponi non meglio distinguibili accumulati nel capannone della ex-Italtel, è diventato “EMPORIO ARMANI”. In un giorno di chiusura, la Responsabile Lucana e alcuni ospiti del campo fattisi volontari, come Mary Poppins, ohp! spostano  tutto ordinatamente su mensole  e scaffali, ripuliscono e fanno scomparire ciò che non serve, la montagna non c’è più, tutto è al suo posto pronto per gli avventori che già protestavano la chiusura.
Il Magazzino Alimentari (HO TUTTO) ha cibi per la mensa e cibi per donare a chi chiede. Meridionale, bassotto, rosso come chi ama il buon vino, il Responsabile ha sulla punta delle dita la disponibilità e, quieto e silenzioso, con la sua squadra dispone, mette in ordine, tutto liscio come olio, non c’è mai  nulla da lamentare, tutto fila così bene che nessuno sa dire come e quando gli alimenti arrivino in cucina, nella borsa di chi nel bisogno chiede, nella mano di un volontario che lavorando ha saltato il pasto. Nella notte è scoppiato un tubo, l’acqua a fontana lava il tir frigorifero. Nella notte due ombre si aggirano: l’elettricista ripara il tubo, l’altro fa luce con la torcia. Ma erano
ELETTRICISTI. Loro con l’orgoglio del lavoro ben fatto, riparano tutto, sono sempre in funzione, sai sempre dove trovarli: dove c’è un’emergenza, una riparazione, un lavoro urgente. Come la maggior parte della gente che nel suo lavoro tocca la realtà direttamente e con mano, hanno sviluppato una loro morale ed una filosofia di vita. Chi vuole può ascoltarla, o meglio osservarla. Non hanno bisogno di riconoscimenti: non mangiano, non bevono, sono invisibili, salvo per due occhi che sorridono. Ora c’è una lavanderia: “LAVO COME  POSSO”, è servita da due signore esperte, ospiti del campo, e da un volontario. C’è l’infermeria, il gabinetto analisi, la farmacia ed il  dottore la mattina, il servizio messa, la ludoteca, un comitato ospiti che aiuta. Ci sarà l’asilo e la scuola, la biblioteca, le cucce per i cani ... la prossima settimana, col prossimo turno, perchè è già   Lunedì e, benchè a malincuore - “ma dovevo ancora”, “non avevo finito”, “non cancellare, devi continuare così come ti dico” - si deve partire.

La sesta settimana: il ritorno

Per chi torna credendo di sapere già cosa aspettarsi, il campo riserva sorprese: le tende sono là ma qualcosa è cambiato. Impercettibilmente filtra un senso di disagio e tensione. Le vittime del terremoto escono ormai dal trauma del terremoto, dalla felicità di ritrovarsi vivi, dal lutto per i cari perduti, e dalla gratitudine per l’aiuto ricevuto. Guardano al futuro e non vedono la luce alla fine del  tunnel. Non possono cancellare i ruderi della propria casa crollata sui ricordi e gli affetti del passato. Fa caldo e, malgrado i condizionatori d’aria montati in ogni tenda, la tenda è invivibile. Nel campo si sono consolidate le fazioni: una piccolissima ma molto rumorosa di ‘protestanti’ (hanno da dire su tutte le minuzie ma si dissolvono nel nulla  al momento del lavoro e del confronto con ledifficoltà del progettare la ricostruzione – di queste persone ce n’è sempre e dapertutto), una larghissima maggioranza di sostenitori del Gruppo Lucano concentrati e preoccupati per il dopo terremoto. I volontari sono spesso giovani, inesperti. Ci sono famiglia e lavoro lasciati dietro, per nostra fortuna, perchè i nostri ospiti non hanno più niente dietro di sè: ma nella tensione del momento è difficile tenerlo a mente. I volontari esperti e gli anziani del volontariato sono già venuti nelle prime settimane; alcuni coraggiosamente ritornano, ma sono stanchi. Fa caldo per tutti! La tensione e le occasioni di confronto crescono:  i giovani ed i volontari sfiniti prendono per personali le critiche e se ne risentono. Gli ospiti ipersensibili e sfiduciati risentono l’eventuale rudezza, il sorriso assente, scaricano la loro frustrazione sul primo arrivato. Il campo è ben servito, tutto funziona e si è stabilita una routine relativamente efficiente. Malgrado ciò il compito dei volontari  non è divenuto più facile. Siamo nella transizione dalla tregedia alla ricostruzione e nulla è evidente  ed a portata di mano. I media – stampa, televisione – sono passati ad altro e con loro anche la volubile attenzione della gente è passata ad altro. L’emozione del momento e la curiosità verso la  sofferenza svaporano al caldo dell’estate. Ma le tende sono ancora qui e ci resteranno almeno fino  ad ottobre e con le tende noi volontari ed i loro ospiti, la povertà delle offerte fatte nel primo momento e di quelle non ancora mantenute, eventualmente ritirate a fronte delle enormi perdite economiche causate dal terremoto, dei costi altissimi del soccorso e di quelli non ancora misurabili della ricostruzione. Non si tratta di un “reality show” televisivo. I protagonisti non hanno un orario di lavoro, non sono compensati. Gli spettatori non possono spegnere lo schermo e dimenticare. Cari lettori, non lo fate, non dimenticate! Siamo ancora qua, abbiamo bisogno di volontari e sostegno economico ed i terremotati di Abruzzo hanno ancora bisogno della vigile attenzione di tutti. Abbiamo fatto solo una minuscola parte, il più è ancora da fare. Avremmo potuto essere di nuovo noi le vittime come lo siamo già stati, come sicuramente lo saremo in futuro. DIAMO ORA  L’AIUTO CHE AVREMMO VOLUTO E VORREMMO RICEVERE NOI STESSI.

 

Il Gruppo Lucano sara' impegnato a gestire il campo sfollati ex-Italtel1 ad Aquila Ovest sino al 31 di Ottobre. Chi volesse contribuire allo sforzo logistico di questa operazione di aiuto ai terremotati può farlo inviando una donazione a:

Associazione di Protezione Civile Sant’Angelo le Fratte Gruppo Lucano
Banca di Credito Cooperativo di Sassano, filiale di Sant’Angelo le Fratte
Conto corrente 000000130007
IBAN: IT87J 08039 36560 000000130007

 

Ecco come dare un contributo concreto

L’associazione di protezione civile di Sant’Angelo le Fratte nell’esprimere il proprio cordoglio ai familiari delle vittime del disastroso evento sismico che nelle prime ore del mattino del 6 Aprile c.a. ha colpito l’Abruzzo, comunica che in collaborazione con i primi 50 volontari della colonna mobile “Basilicata 1” del Gruppo Lucano, giunti nella provincia dell’Aquila, nelle prime ore di questa mattina 7 Aprile c.a., ha stabilito il campo ad Aquila Ovest in prossimità dell’edificio ex ITALTEL. La colonna mobile gestirà un campo di raccolta per senzatetto di 600 persone per l’intera durata dell’emergenza, pertanto si CHIEDE di sostenerla nelle spese di gestione del campo, che va dall’acquisto dei generi alimentari di prima necessità pasta, biscotti, farina, latte in polvere, olio, salsa, ecc., e tutto quanto possa essere considerato cibo a lunga conservazione. Oltre alle spese relative alla gestione dei mezzi e le apparecchiature quali generatore di corrente, modulo bagni, cucina da campo, ecc.

La raccolta sarà effettuata nella nostra sede in Via Guglielmo Marconi, a partire dal 7 al 14 Aprile c.a. dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle ore 16:00 alle ore 18:00.

Inoltre è possibile contribuire alla Raccolta fondi per sostenere lo sforzo organizzativo del Gruppo Lucano nelle operazioni di soccorso in Abruzzo, tramite i due seguenti numeri di conto corrente:

a) Associazione di Protezione Civile Sant’Angelo le Fratte Gruppo Lucano
Banca di Credito Cooperativo di Sassano, filiale di Sant’Angelo le Fratte
Conto corrente 000000130007
IBAN: IT87J 08039 36560 000000130007

Per ulteriori info contattare

Catalda 333 5042186

Daniele 340 0012188

Maria 328 7245869